CERCA NEL BLOG

mercoledì 18 ottobre 2017

"Filo diretto con..." in "Cartoni in tivù" - Le risposte dei personaggi animati giapponesi ai lettori - parte 1




Chi non avrebbe voluto sentirsi rispondere dal proprio eroe animato preferito?
"Cartoni in tivù", dall'ottobre del 1981, pensò bene di inaugurare una nuovo rubrica, in cui alla lettera di un lettore, faceva seguito la risposta diretta dell'interlocutore animato nipponico. Quindi non più risposte generiche della redazione nella rubrica della posta, ma un "filo diretto" tra i giovani lettori e i personaggi degli anime.
Per loro stessa ammissione nella rubrica della posta, arrivavano alla redazione una quantità immane di letterine, ergo ebbero questa idea molto carina, e, a distanza di 35 e passa anni, portatrice di un certo numero di chicche.
Devo dire che sono rimasto assai sorpreso da due caratteristiche di queste missive:
la grande passione delle femminucce verso anime prettamente per maschietti;
le lettere di ragazzi e ragazzi dai 14/15 anni in sù.

Ovviamente io mi baso sui miei ricordi, anche a livello di fan in cortile e a scuola. Tralasciando il fascino che Actarus esercitò sulle bambine e ragazze italiane, mi ero fatto l'idea che, dopo il bel tenebroso fleediano, i gusti si erano reindirizzati verso anime più aderenti al proprio sesso. ;Mentre da tutte queste letterine scopro che, per esempio, Shingo Tamai riscuotesse un così largo successo tra le giovani telespettatrici, anche considerando che si trattava di un anime calcistico!!!
Poi, magari, le stesse ex bambine, sono quelle che oggi spaccano i maroni al marito perché si guarda mezza partita alla settimana...   ^_^
Probabilmente oggi sarebbe impensabile per un/a 14enne scrivere una lettera direttamente a un personaggio animato su una rivista di fumetti per bambini, men che meno per dei 17enni, ma, invece, in queste pagine si possono trovare missive e quesiti anche di ragazzi e ragazze che non frequentavano più le medie inferiori. Forse, ai tempi, avevamo un po' meno fretta di diventare adulti.
Si possono leggere anche informazioni sui disegnatori originali, come quella a Stefano Tanci sul Gundam, in cui il tenente Brait cita addirittura il "maestro" Kunio Ogawara!
Le notizie dirette, e spesso indirette, che si possono cogliere dalle risposte, ma spesso anche dalle domande, sono veramente molte. Piccole sfumature che ci ricordano che, per esempio, il segnale delle tv locali non sempre era forte e chiaro. Ce lo ricorda Andrea Roselli nella sua domanda a Kyashan, quando lamenta che non può vedere tutte le puntate del ragazzo androide, perché nella sua zona il segnale arrivava "un giorno si e due no".
La prova dell'interesse femminile per serie più per maschi, come Kyashan, la leggiamo nella terza lettera, in cui Anna Ricciardi chiede che al suo eroe robotico, venga affiancata una donna robot. La cosa interessante, però, è la motivazione di questa richiesta, cioè dare a Kyashan e alla ragazza robot un futuro felice, cosa che, per la bambina di Roma, non sarebbe stato possibile tra un ragazzo androide ed una umana come Luna. Penso che Luna risponda esaurientemente   ^_^
Ogni numero presentava due pagine distinte della rubrica "Filo diretto con...", nei primi numeri le lettere su singoli personaggi dovevano essere state così tante che permetterono alla redazione di inserirle in un riquadro per un eroe animato specifico. In seguito la rubrica conterrà domande per più personaggi.
Un altro aspetto importante di queste testimonianze, oltre a capire cosa incuriosisse il telespettatore/lettore, è il dato statistico approssimativo sui personaggi preferiti, sempre in base a cosa veniva trasmesso in televisione. Non sempre, però, il cartone in voga, era il destinatario delle lettere e dei quesiti, restavano sempre dei fan di serie non più trasmesse, come "Atlas Ufo Robot", che manteneva sempre vivo un nutrito numero di appassionati "nostalgici", a 12 anni!   ^_^




Le due pagina sopra sono di "Cartoni in tivù" n° 48 del 9/10/1981
Daitan 3 o Daitarn 3?
La domanda mi ricorda un sacco le discussioni sui forum, quando si riscoprivano i vecchi cartoni animati giapponesi, e dove utenti storici oppure occasionali, aprivano topic con quesiti di tutti i generi. Per conto mio cantavo "Daitan", però faccio poco testo, perché sono andato avanti anche da adulto a dire e scrivere "Daltaniu(o)s" senza la "o"...
Non comprendo, invece, come si potesse mandare una lettera a Charlotte...  >_<

lunedì 16 ottobre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 9 e 10



Prima di addentrarmi nelle due interlocutorie puntate di questa recensione, mi corre l'obbligo di riportare una annotazione nei commenti delle puntate 7 e 8, inerente l'immagine di cui sopra.
Mi è stato fatto giustamente notare (Oxido docet) che Shingo è stato disegnato mentre calcia col piede sinistro della gamba destra!!!
Incredibile... senza contare che la gamba destra è chiaramente amputata all'altezza del ginocchio!  :]
Forse è per questo che i tiri di Shingo risultavano tanto imparabili, tirava col piede opposto alla gamba  >_<
Detto ciò, come scrivevo sopra, queste due puntate sono un intermezzo alla preparazione dei successivi incontri ben più provanti, che non possono passare che per l'abbandono di Shingo della seconda squadra, per passare nelle file della prima, ma non voglio spoilerare gli eventi successivi.
Ricordo che, a causa dei dialoghi che sovente sembrano abbastanza campati in aria, in alcuni punti mi limiterò alla dicitura "dialoghi a caso", perché è impossibile renderne conto scrivendo ciò che si sente.
Avevamo lasciato Matsuki che sfidava Shingo alla classica sfida ai rigori.



La voce narrante, che in un contesto autarchico vocale come quello in cui fu doppiata la serie è sempre la voce di Matsuki, ci riepiloga la fine della precedente puntata:
il calcio di rigore totale globale finale!

domenica 15 ottobre 2017

"Il comandante Ed Straker in: Ufo distruggete Base Luna" - Edizioni Salani Firenze (1975)


La madre di chi avrei dovuto uccidere per avere il gioco in scatola di "Ufo Shado"?
Per fortuna, delle madri altrui, non mi dovetti mai porre questo quesito ai tempi, perché non ricordo di aver mai visto in negozi di giocattoli o a casa di amici questa stupenda confezione.
Si, perché l'illustrazione sul coperchio è veramente bellissima, tremendamente evocativa, già ti immagini a respingere orde di ufo rotanti con i tuoi Intercettori, e a far schizzare fuori dall'acqua gli Skydiver per annientare gli ufo scampati agli Intercettori. Purtroppo il contenuto, salvo l'enorme tabellone, è abbastanza povero, a cui vanno sommate delle dinamiche di gioco un po' deludenti.
Poi, magari, a giocarci ad otto anni ti sembrerà il più bel gioco in scatola del mondo, ma io temo, invece, che possa aver avuto l'effetto che ebbero su di me i giochi di società di "Guerre Stellari (Il grande gioco di fantascienza)" e del "L'Uomo Ragno e i Fantastici 4!", una delusione totale...
Infatti la meccanica di gioco si riduce ad un mini gioco dell'oca, che si conclude con un quiz finale con domande sulla serie tv e sul programma spaziale.
In pratica un giocatore impersona Ed Straker (io! io! io! io!), gli altri (per un massimo di 4) sono gli ufo alieni. Scopo del gioco dei singoli ufo e quello di seguire la propria (in base al colore) rotta fino alla Base Luna senza farsi abbattere (2 colpi ricevuti = ufo distrutto) dal colonnello Straker, poi scendere, indossare delle tute spaziali della Shado, infiltrarsi nella base e sabotare la rampa di allunaggio.
Per compiere quest'ultima parte della missione bisognerà rispondere correttamente a tre domande poste da Ed Straker.
Ma perché un extraterrestre, una volta superati indenni gli Intercettori, sarebbe dovuto scendere dal proprio potente ed armatissimo ufo, per poi travestirsi con una tuta spaziale terrestre?
Perché non sarebbero dovuti procedere dritti dritti verso la Base Luna e distruggerla?
Perché sabotare la rampa di allunaggio? Alla fine serviva solo per i rifornimenti...
E la tua spaziale della Shado l'avevano già sull'ufo? Perché cambiarsi sulla superficie lunare non credo sia molto salutare, neppure per un alieno...
Ma, soprattutto, un tizio con la pelle verde aliena, e gli occhi alieni, sarebbe potuto passare inosservato anche rispondendo correttamente alle tre domande?
Infine c'è la questione dei quesiti... si sa come sono fatti i bambini... io già conosco degli adulti che quando si gioca diventano più irragionevoli di un 12enne... figuriamoci dei bambini veri...
Per evitare inutili discussioni infantili, le domande devono avere risposte secche, chiare, non contestabili, tipo questa:
"Come si chiama l'ente che dirige tutte le attività aeronautiche e spaziali degli USA?"

Mentre se la domanda è questa, il rischio di polemiche è molto alto:
"Che cosa sono le comete?"

Tra l'altro molte domande non sono neppure molto facili, anzi, direi difficili...
Il problema più grosso per la longevità del gioco sono proprio le domande, come in tutti i giochi con le domande, non per nulla oggi esistono le espansioni  :]
Perché in tutto nella scatola ci sono 30 carte, con due domande per carta, per un totale di 60 domande. Se a queste si tolgono quelle facili e quelle che magari uno sapeva, le restanti saranno state imparate a memoria nel giro di qualche partita, rendendo il gioco un mero giro dell'oca


         


La musica di sottofondo era obbligata  ^_^  e  resterà una delle più belle di sempre  :]
Penso che il titolo del gioco fosse collegato all'omonimo film di montaggio che uscì nel 1971:
UFO - Distruggete Base Luna
Il trailer cinematografico del periodo



E' indubbio che l'elemento che colpisce di più è l'enorme tabellone di gioco, impreziosito anche dalle immagini della serie tv, che misura ben 88 cm x 64 cm!
In pratica ci avranno giocato bambini che erano più bassi del tabellone!!!

sabato 14 ottobre 2017

Conan il ragazzo del futuro




TITOLO: Conan il ragazzo del futuro
AUTORE: Jacopo Caneva
CASA EDITRICE: GoWare
PAGINE: 181
COSTO: 12 €
ANNO: 2016
FORMATO: 23 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul web   
CODICE ISBN: 9788867974788

E' questo il primo saggio dedicato alla serie di “Conan il ragazzo del futuro”, in assoluto una delle serie più di valore contenutistico arrivate in Italia. Con questo anime i bambini del 1981 entravano direttamente in contatto con un'opera completa di Hayao Miyazaki, senza che noi se ne fosse consapevoli. In precedenza avevamo visto il Lupin III in giacca verde, qualche sua partecipazione in altri anime e lungometraggi cinematografici, ma soltanto parecchi anni dopo ci rendemmo conto che tutti questi piacevoli ricordi erano legati ad un unico autore.
Più volte mi sono chiesto perché nessun saggista si cimentasse in un'analisi di questa serie, tranne che per alcuni capitoli in diversi saggi, e sinceramente non mi sono mai dato una risposta, forse è troppo complessa?
Comunque sia, nel 2016 è uscito questo saggio, e lo ha scritto un nato nel 1998!
Questa cosa mi ha, nel contempo, sbalordito, onorato ed anche un po' preoccupato.
Sbalordito perché, nonostante ritenga che la serie meriterebbe di essere vista dalle nuove generazioni, e sono certo che piacerebbe, non credevo che un classe 98 se ne potesse appassionare così tanto.
Onorato perché vedere tanto impegno nell'analizzare la serie, vuol dire che non ha valore solo per la mia generazione. Questo impegno andrebbe seguito da altri autori di libri sull'animazione, in primis quelli della Ultra Shibuya...
Preoccupato perché a 18 anni, per quanti anime si possono aver visto, e per quanti testi si possono essere studiati, forse manca un po' di conoscenza generale di entrambi i campi.
A questo punto debbo fare una premessa sulla serie di “Conan il ragazzo del futuro”, su quante volte l'ho visto. Lo vidi nella prima visione su Videodelta nel 1981, poi ne registrai le puntate in VHS in una replica del 1991 o 1992 su una piccola tv locale che si vedeva malissimo, seguì l'acquisto delle VHS Yamato, poi i DVD Yamato, infine i cofanetti Dynit. Mi sono letto anche il romanzo da cui Miyazaki prese spunto per elaborare la serie, modificandola tantissimo rispetto all'originale cartaceo, “The incredibile tide”, scritto da Alexander Key nel 1970. Noto che in tutto il saggio non è mai citato il romanzo originale, neppure di sfuggita.
Tutto ciò non fa di me il depositario della verità sula serie, però, almeno, quando solleverò qualche critica a questo saggio, spero che la si consideri basata su qualcosa :]
Penso, comunque, che ogni appassionato della serie dovrebbe leggere questo titolo, per potersi fare un'idea personale delle argomentazioni presenti.
Il libro è diviso in quattro parti.
Nella prima ci sono le sinossi delle 26 puntate, forse un po' troppo didascaliche, grandemente corrette, ma con qualche piccola imprecisione. Nulla di eclatante, però, forse, sarebbe bastato un po' più di attenzione per non errare mai. E' innegabile che l'autore abbia visto la serie, ed immagino più di una volta. Comunque sulla prima parte tornerò alla fine della recensione, in cui inserirò dei fermi immagine per far notare alcune imprecisioni.
La seconda e la terza parte analizzano la serie, prima gli ambienti, poi i personaggi.
Entrambe le sezioni sono veramente dettagliate, quasi maniacali (in senso buono), sono descritti i momenti, il titolo della puntata, l'argomento che si sta trattando. L'unica pecca, che si estende a tutto il libro, è che, in alcuni casi, a mio avviso, si eccede un po' nella ricerca di significati reconditi. In particolare, talvolta, si fanno ricostruzioni che non sono per nulla presenti nell'anime, ipotesi non basate sulla trama. In pratica si parte un po' per la tangente, immaginando scenari con troppa fantasia, ma ci tornerò più sotto.
Il linguaggio usato, che in generale è comprensibile, diventa in certi momenti assai criptico, anche per termini poco usuali. Ovviamente all'autore non può essere ascritta la colpa della mia ignoranza su certi argomenti, ma non c'era un altro modo per esprimere il concetto di “agnito terenziana”?
Faccio presente che in questo stesso momento il programma “Open Office”, con cui sto scrivendo la recensione, mi segnala “agnito” come errore...
Assai stucchevole, inoltre, leggere in continuazione la parola “ontologico”, in tutte le sue possibili declinazioni. Ad un certo punto volevo iniziare a contarle, ed ho sbagliato a non farlo. Capita di leggere questa parole anche tre o quattro volte nella stessa pagina, poi scompare per un po', ma poi ritorna di nuovo. Sarà ripetuta 50 volte? 60? Di più? Non conta, conta che è una ripetizione esagerata...
Alla casa editrice non ce l'hanno qualcuno/a che verifica gli scritti degli autori?



Ribadisco che è encomiabile l'impegno nella descrizione degli ambienti, anche se, forse, non sempre c'è un motivo per tutto. Magari Miyazaki decise uno scenario solo perché era il migliore per portare avanti la storia.
La seconda parte inizia con il primo ambiente che vediamo, “l'isola perduta” in cui vivono Conan ed il nonno. Qui c'è una piccola imprecisione riguardo a cosa dice il nonno in punto di morte a Conan. Secondo l'autore Conan fa al nonno tre promesse in punto di morte: salvare Lana; farsi degli amici; tornare sull'isola. Farò la figura del pignolo, però non è così... Il nonno, prima di morire, gli chiede di “andare a cercare il mondo nuovo” e di “trovare dei buoni amici e di vivere con loro e per loro”. Non glie chiede altro, nessuna promessa. Sarà, invece, Conan, sulla tomba del nonno, a fare quelle tre promesse. Puntualizzo questa piccola questione, perché l'autore ribadisce più volte questo aspetto delle tre promesse fatte in punto di morte.

giovedì 12 ottobre 2017

Go Nagai Robot Collection: Panoramica finale dei 180 modellini



Certo che guardando il mio tavolo mi sono accorto che ci potevano stare un'altra ventina di uscite, forse 30!  
No vabbè, scherzo   ^_^
Con questo post panoramico totale globalico posso chiudere definitivamente l'avventura della Go Nagai Robot Collection.
Come il Grande Mazinga e Mazinga Z vennero riposti nel museo della pace, anche i miei scatoloni della GNRC, debitamente imballati e protetti dall'umidità, sono stati riposti fuori dai maroni  :]
Spesso (più di quanto avrei voluto...) nelle 180 recensioni avevo scritto che singolarmente i modellini soffrivano delle note magagne qualitative, ma le foto di gruppo acquistavano valore, se poi metti assieme 180 uscite, ottieni un'armata.
E questa è una grande armata!
Fanno la loro porca figura   :]

          

(alla fine del post c'è un video più lungo)

Inizialmente era mia intenzione fare delle singole foto di tutti i gruppi, divisi per serie, e al loro interno tra buoni e cattivi, ma poi la sola idea di dover movimentare millemila volte 180 modellini, col rischio che me ne cadesse qualcuno e si sfasciasse... mi ha fatto passare la voglia.
Ego ho virato per una soluzione meno scenica, ma più veloce.
Ci sono sempre le foto per gruppi, ma si intravedono i modellini precedentemente posati sul tavolo.
Mi sono così reso conto di una enorme mancanza, grave quanto quella dei due Mechadon, del Prof Shiba 2.0 e di Lady Gandal: Manca Actarus in abiti civili!!!

martedì 10 ottobre 2017

"Il Giappone e le sue forze armate" - 1942


In questo opuscolino propagandistico il regime fascista italico voleva far partecipe il popolo fascista italico del gaudio per essere alleati del regime fascista nipponico, sinceramente non so quanto il regime fascista nipponico si bullò col suo popolo fascista di avere come alleato il regime fascista italico ed il suo popolo...
Non ce lo vedo il ministero della guerra giapponese che pubblica un libricino simile a questo dal titolo: イタリアとその軍隊
 
Più che altro perché non ha molto senso avere un alleato dall'altra parte del globo, se poi l'alleato è l'Italia, il senso viene meno immediatamente, ma è comunque ben poco utile in generale.
Bisognava comunque fare vedere quanto erano ganzi i nostri amici giapponesi, perché loro erano dei fedeli sudditi dell'Imperatore Hirohito, mica come noi italiani che avevano questa fissa di opporsi al regime...
Dei soldati impavidi, mica come noi italiani che appena le cose andavano male cercavano di salvarsi la pelle...
Dei conquistatori rispettosi dei popoli assoggettati, mica come noi... ah no, anche noi eravamo molto "rispettosi"  dei popoli conquistati.. forse non quanto i giapponesi, ma ce la cavavamo benino   >_<
Giustamente si obbietterà che questa era tutta propaganda, peccato che la gran parte dei giapponesi ci credesse e la seguisse...
Ecco qualche stralcio dei vari consigli.
L'articolo 4 del primo Consiglio:
"Bisogna morire piuttosto che lasciare la posizione in mano al nemico".
Oppure l'articolo8 del secondo Consiglio:
"Finché si è in vita, non si deve subire l'onta di essere catturati dal nemico."

Purtroppo gli ufficiali, i sottufficiali e i soldati nipponici non sempre dimostravano di conoscere bene i consigli qui presentati.
Tipo il finale dell'articolo 2 del primo Consiglio:
"La missione delle armate del Tenno è quella di rendere le virtù imperiali oggetto di ammirazione universale, praticando la giustizia con magnanimità".
Simile l'articolo 1 del terzo Consiglio:
"Non bisogna mai sottovalutare i nemici e disprezzare la popolazione delle terre occupate".
Divertente l'articolo 6 del terzo Consiglio, considerando che gli approvvigionamenti non erano considerati nei piani militari giapponesi:
"Dobbiamo rispettare i beni, la proprietà e le riserve del nemico. La requisizione, l'appropriazione e la distribuzione del materiale ecc. si effettuino secondo le norme stabilite e per ordine espresso dei comandanti".

Gli articoli 7, 8 e 9 del terzo consiglio sono devastanti...


Il finale dell'articolo 5 B, sempre del terzo consiglio, l'aveva vista giusta:
"Le armate giapponesi, quindi, agiscano nel territorio occupato in modo da tramandare per sempre un nome profumato di buona reputazione e di valore".

Per tramandare è stato tramandato, che questo nome sia profumato, invece, ho qualche dubbio.


Quando vedo Hirohito, penso subito al pacifismo, non so come mai  :]

lunedì 9 ottobre 2017

Onda Tv dal 22 al 28 marzo 1981 - "Bia, una deliziosa, piccola strega", di Andreina Repetto + trafiletto su Megaloman


Gli "Onda TV" hanno per me un particolare valore di testimonianza, in quanto riguardano espressamente le tv locali lombarde e di Milano, peccato che siano già rare le riviste del 1981, ma praticamente introvabili quelle delle tre annate precedenti...
I programmi delle 3 reti Rai hanno uno spazio limitato, la Rete Uno e Due nella prima pagina dei palinsesti, mentre alla Rete 3 è riservata metà colonna rispetto alle prime due. Il punto forte della rivista erano le tv locali, un piccolo paradiso per chi come me ricerca quei palinsesti dimenticati.
Quando poi, come in questo numero 12 dell'anno IV, vi è contenuto un articolo sulla piccole deliziosa Bia, e pure un trafiletto su Megaloman, il tutto non può che finire per direttissima qui sul blog.
Lo spazio per articoli inerenti trasmissioni nazionali è quasi nullo, nei numeri in mio possesso ci si concentra su personaggi televisivi "minori", nazionali e locali, di solito due o tre articoli per numero, anche perché il numero delle pagine totali ammontava ad una 50ntina.
Il carattere localistico della rivista lo si desume anche dalle inserzioni, raramente vi si trova prodotti di largo consumo, preferendo articoli di nicchia, spesso sono pubblicizzate aziende e negozi di provincia, persino macellerie  :]




L'articolo firmato da Andreina Repetto è molto positivo verso il cartone di Bia, forse il giudizio fu in parte motivato dal fatto che la stessa (credo) casa editrice che pubblicava "Onda TV", andasse in edicola con "Telefumetto", che ospitava le storie di Bia ed altre serie nipponiche, ed altre due teste simili. Infatti in questo stesso numero c'è una piccola pubblicità. Difficile che stroncasse il cartone, anche perché alla fine dell'articolo fa un bello spottone a "Telefumetto"  ^_^
Per la giornalista Bia ci insegnava valori come l'amore, la tolleranza (anche se la ragazzina non era mica poi tanto tollerante ci fratellini "acquisiti"...), l'ottimismo e la fede nella vita e nel prossimo.
Personalmente questa serie non mi dispiaceva, preferivo Noa a Bia, ma la seconda non mi stava antipatica. Non seguivo la serie continuativamente, c'erano troppi cartoni da vedere, e qualcosa dovevi pur saltare, ma ogni tanto una Bia in vestaglia trasparente me la guardavo con piacere  :]
L'aspetto del cartone che non ho mai tanto apprezzato, invece, erano le menzogne magiche della prima puntata verso il padre padre e i due figli "naturali" (Rabi e Apo), che non sopportavo. Il fatto che Mammy ingannasse marito i figli spacciando Bia per consanguinea, non era molto politically correct... però, alla fine, la simpatia della serie, ed il proto fan-service ivi contenuto, credo che mi fecero passare in secondo piano gli aspetti etico-morali  ^_^



Direi che la sinossi della serie è grandemente corretta, e come accennavo sopra, i giudizi sui contenuti sono molto positivi. Non viene neppure menzionato il fatto che sovente Bia si ritrovi a mostrare al giovane pubblico la biancheria intima, e neppure che Ciosa sia chiaramente il prototipo di un maniaco sessuale...
L'unico errore che mi pare di aver riscontrato nella sinossi è che Mammy non ha rinunciato ai suoi poteri magici
Secondo l'autrice dell'articolo noi telespettatori eravamo saturi di robottoni, io no, magari le bambine, che quindi si reindirizzarono verso cartoni più vicini ai loro gusti.

sabato 7 ottobre 2017

"Finalmente dal nonno - La favola televisiva di una bimba come te" - Heidi n° 1 (marzo 1980)


Adoravo questo telefilm che trasmettevano sulla Svizzera, e quindi mi indispettisce un pelino nel titolo di questa pubblicazione sia scritto "La favola televisiva di una bimba come te"...
Oh! Io mica ero una bimba... >_<
Si vede che noi bambini avevamo gusti più aperti di quelli che pensavano gli adulti.
Purtroppo non sono mai riuscito a recuperare i DVD di questa serie, che rivedrei con sommo piacere, quindi non ricordo assolutamente la trama degli episodi, ergo non saprei dire se quello narrato in questo mensile corrispondesse al telefilm. Sinceramente ipotizzo riproponga semplicemente la serie tv, anche perché non riprende fedelmente nè il romanzo originale della Spyri, nè l'anime di Takahata.
Infatti già nelle prime righe la zia Dete diventa la zia Jeanne, e prima di arrivare nella baita del nonno, incontrano un sacco di gente che nel romanzo e nell'anime non si vede. Inoltre Heidi incontra il nonno solo a pagina 16, su un totale di 50 pagine. Non ho letto tutta la pubblicazione, mi sono limitato ad una scorsa veloce, ma direi che gli autori del telefilm intrapresero una terza via, un po' differente sia dal romanzo che dall'anime.
Ma prima di tutto c'è sempre la sigla   ^_^


         

Come accennavo sopra io vedevo questo telefilm grazie al canale della Svizzera Italiana, che ai tempi raggiungeva anche Milano (bei tempi), ma ho scoperto che successivamente venne trasmesso in replica anche da alcune tv locali private.
Nei primi mesi del 1980 la "Fotoeditivu" pubblicò questo mensile, che è, per quello che ho trovato io, l'unica fonte di immagini italiche della serie, con in più la trama delle puntate.
In realtà, sempre nel 1980, la Fabbri pubblicò una versione del romanzo originale, ma con le immagini di questo telefilm, ma solo le immagini, tanto per "truffare" un po' i bambini, che magari volevano rivivere le avventure viste nel telefilm  :]
Inutile dire che recuperare questi numeri non è molto agevole, oltre a questo numero 1, ho recuperato solo il 3 ed il 4... spero di raccattare almeno il 2   ^_^


Ho scannerizzaro per intero questo primo numero, visto che di materiale su questo telefilm sul web se ne trova ben poco.
Buona lettura  ;)

venerdì 6 ottobre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 7 e 8


Avevamo lasciato uno Shingo leggermente alterato, fatto strano per un ragazzo tanto equilibrato, a causa della sconfitta subita nella rivincita con la prima squadra allenata da Matsuki, che alla fine della gara gli aveva concesso una terza partita, cioè la bella. Cosa si inventerà Tamai per battere Matsuki?
Perché è certo che Shingo, un 16enne autodidatta che gioca a calcio da un mesetto, qualcosa si inventerà di sicuro. Nella rivincita il ragazzo non ha potuto praticamente mai tirare in porta, a causa delle marcature asfissianti impostate da Matsuki, che arrivavano fin a quadruplicare la marcatura!




La voce jappo che grida il titolo della puntata pronuncia un bel "doroppo kikku", che io tradurrei con un "tiro a caduta", oppure "tiro a goccia"?
Direi che "tiro a goccia" sarebbe un nome più che ganzo, indipendentemente dal fatto che abbia un qualsivoglia senso, però i bambini giapponesi potevano già capire che la puntata prevedeva qualche sviluppo fantasmagorico. Il titolo italiano della puntata è "Il colpo segreto", quindi anche noi intuimmo che ci sarebbe stato da divertirsi. E gli allenamenti di Shingo per cercarsi una skill devastante sono assai divertenti e fantasiosi, direi inverosimili, a dir poco, così inverosimili che il pomeriggio stesso ci avremmo provato tutti ad inventarci il nostro personale colpo segreto. Per conto mio non ne avevo alcun bisogno, dato che i miei tiri in porta era già incredibilmente ad effetto, così ad effetto che qualche amico li chiamava "tiri a banana", ma solo per ignoranza...   T_T

martedì 3 ottobre 2017

Il cristianesimo in Giappone e la seconda ambasceria nipponica in Europa



TITOLO: Il cristianesimo in Giappone e la seconda ambasceria nipponica in Europa
AUTORE: Giuseppe Sorge  
CASA EDITRICE:  Editrice Clueb Bologna
PAGINE: 118
COSTO: 3 €
ANNO: 1991
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul web     

CODICE ISBN:

Quando venne pubblicato questo saggio era, probabilmente, uno dei pochi sull'argomento, mentre oggi si può leggere il più recente (2013) “1615 un giapponese in viaggio verso Roma, il resoconto di Hasekura Rokuemon “, però questo saggio è la prosecuzione del primo scritto di Giuseppe Sorge (link), ergo hanno un valore d'insieme.
Noto che il saggio del 2013 tende a dare più importanza a questa seconda ambasceria, rispetto a presente scritto di Sorge.
La seconda ambasceria giapponese in Europa fu ispirata dal francescano Luigi Sotelo, promossa dallo shogun Tokugawa Ieyasu e dal daimyo Date Masamune. Il periodo, però, era già quello delle persecuzioni dei cristiani, e della successiva cacciata dei missionari europei, quindi in una congiuntura ben poco favorevole, molto meno della prima ambasceria.
Nel primo capitolo sono illustrate le beghe politico religiose tra i vari ordini religiosi in base alla nazionalità, cioè portoghesi e spagnoli, in relazione agli interessi coloniali delle due nazioni. Capitolo che mi ha interessato poco.
Capitolo due sugli organigrammi ecclesiastici del periodo in Asia e Giappone, probabilmente necessario in un saggio del genere, ma per nulla interessante da leggere.
I primi due capitoli servirebbero per spiegare che ai gesuiti, che avevano avuto inizialmente il monopolio dei missionari in Giappone, si affiancarono anche i francescani, con relative gelosie e lotte intestine.
Il terzo capitolo spiega gli scopi della seconda ambasceria nipponica, che erano diversi a seconda dei promotori. Sotelo, oltre alla questione religiosa e al prestigio personale, voleva rinsaldare i legami tra Spagna e lo shogunato, nel momento in cui entravano in scena i protestanti olandesi. Il daimyo Date Masamune ambiva ad aumentare la sua ricchezza e a trovare una sponda militare in un suo futuro tentativo di diventare esso stesso shogun. Lo shogun Tokugawa Ieyasu, che avrebbe iniziato la cacciata dei missionari, pensava ancora ai vantaggi economici dei rapporti commerciali con la Spagna.
Il quarto capitolo illustra le richieste ufficiali dello shogunato alla Spagna per rapporti commerciali stabili. Vengono spiegati i potenziali vantaggi per i giapponesi, e perché gli spagnoli non erano, invece, interessati, e quindi respinsero tali offerte.

lunedì 2 ottobre 2017

Il cristianesimo in Giappone e il De Missione




TITOLO: Il cristianesimo in Giappone e il De Missione 
AUTORE: Giuseppe Sorge  
CASA EDITRICE:  Editrice Clueb Bologna
PAGINE: 115
COSTO: 3 €
ANNO: 1988
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul web   
 
CODICE ISBN:


Altro acquisto on line, quindi senza averlo potuto sfogliare preventivamente, ma l'argomento lo trovo assai interessante, e sulla prima ambasceria giapponese in Europa non c'è molto.
L'unica pecca del saggio, a mio avviso, è che ci si limita alla cronaca del viaggio, quale fu l'itinerario, quali città visitarono, quali onori ricevettero, chi incontrarono, mentre a me sarebbe interessato leggere anche cosa pensavo i quattro ambasciatori nipponici. Ammesso che esistano documenti del genere, ma ritengo di si.
Sono rimasto assai indispettito nel trovare brani in spagnolo e latino non tradotti, anche perché in altri punti le traduzioni ci sono...
Nel primo capitolo si riepilogano i primi contatti tra Europa e Giappone, con i portoghesi sbarcati a Tanegashima nel 1543, e l'arrivo del gesuita Francesco Saverio il 15 agosto 1549.
Nel secondo capitolo si riporta di Francesco Saverio, arrivato nelle Indie, che cerca informazioni sul Giappone, incontrando Angero, un giapponese convertitosi al cristianesimo.
Il terzo capitolo vede la partenza da Goa per il Giappone di Francesco Saverio il 15 aprile 1549, accompagnato da altri due missionari, due domestici ed il giapponese Angero. Giunge a Satsuma, dove il daimyo locale gli permette di predicare il cristianesimo.
Il quarto capitolo riporta l'arrivo di Alessandro Valignano, che prende il posto del defunto Francesaco Saverio. Valignano si recò in Giappone tre volte, con tre shogun diversi, dal 1579 al 1582 (Oda Obunaga), dal 1590 al 1592 (Toyotomi Hideyoshi), infine dal 1598 al 1603 (Tokugawa Ieyasu).
Valignano comprese che l'unico modo per i missionari di essere accettati in Giappone era quello di uniformarsi agli usi e costumi locali, compresa l'accettazione dell'ordine sociale gerarchico. Uno dei problemi incontranti dai religiosi era che non avevano uno stile di vita abbastanza decoroso per essere rispettati dai giapponesi, se un frate in Europa poteva vivere in una misera casa, in Giappone i giapponesi si aspettavano che vivesse come i loro bonzi. Quindi una abitazione più che decorosa, meglio se con servitori, altrimenti sarebbero stati considerati dei barbari, i cui insegnamenti non erano da seguire.

venerdì 29 settembre 2017

"Robots" - Starlog photo guidebook (1979)



Le pubblicazione della "Starlog" sarebbero stupende se in italiano, ma dato che sono in inglese stretto, con cui ho scarsa dimestichezza, mi tocca masticare amaro e limitarmi ad intuirle   ^_^
Pubblicate ai tempi credo che sarebbero state un bel successo, e dimostra quanto le case editrici italiane siano state sovente arretrate rispetto a Stati Uniti e Giappone.
La prima rivista che ho recensito è stata quella sugli eroi della Scienze Fiction:
"Science Fiction Heroes" - Starlog photo guidebook (1980)

Ora tocca ai robots nei film e telefilm fino al 1979, in pratica sono citati solo i robots presenti in tali produzioni. Mi ha sorpreso notare che telefilm che hanno fatto la storia della fantascienza, in realtà ospitarono ben pochi robots, come Star Trek, che ne vede solo tre in tutte le sue puntate. Sono presenti presenti anche le schede ed immagini dei cartoni animati statunitensi, anime  e telefilm giapponesi, trasmessi negli Usa, ovviamente:
"I Pronipoti", "Astro Boy", "Gigantor" (Tetsujin 28), "Space Giants ("Ambassador Magma"), "Frankenstein Jr e gli Impossibili", la serie animata di Star Trek.
Curioso che sia stata inserito l'anime di "La battaglia dei pianeti" per la presenza dell'abusivissimo 7-Zark-7, la cui scheda non riporta che il personaggio (abusivo) non era presente nella serie originale giapponese.
C'è anche una scheda sul mitico "Get Smart" e ed una su Colombo.
Ho postato tutte le pagine finali con le serie tv degli anni 60 e 70, che sono quelle che in gran parte conosciamo anche noi.
La pubblicazione inizia cronologicamente con i film, il primo lungometraggio a presentare un robot fu "The clow and the automotion", del 1897!
Ne consiglio il reperimento ai fan della sci-fi ;)




giovedì 28 settembre 2017

Go Nagai Robot Collection 150 Chirara



Attenzione!!!!!!!!!!!!!!!!
La Go Nagai Robot Collection continua!!!!!!!!!
A differenza di quello che si può leggere sul web, la nostra amata GNRC non terminerà con questa 180esima uscita!!!
Io in particolare devo fare ammenda per le critiche mosse alla Fabri/Centauria, o a chi per loro, sull'assenza di alcuni personaggi essenziali, perché nel retro di questo numero è annunciata l'uscita di tutti modellini!!!
Grazie Fabbri/Centauria o chi per loro!!!

No, ok, penso di essere stato sgamato  ^_^
Ho voluto chiudere in simpantipatia  :]
Ragazzi, sono veramente euforico!!!
Era il lontano 4 novembre 2013, quasi 4(!) anni fa, quando comincia con tanto entusiasmo ed innocenza questa Go Nagai Robot Collection, e devo dire che, dopo 4 anni, mi ero un po' rotto i maroni... si, ok, alcune uscite sono state anche belle, nel totale è una collezione che può dare una certa soddisfazione, però 4 anni e 180 uscite sono veramente troppe... considerando che dovevano essere 60...
Vabbè, non voglio intristirmi con le solite lagnanze, perché oggi sono veramente euforico!!!  ^_^


Chirara è l'emblema di un criterio di scelta dei personaggi da pubblicare abbastanza insensato, e assai dispersivo. Infatti fa la sua apparizione al minuto 16 e 50 secondi della decima puntata, per essere distrutta da Jeeg ben 47 secondi dopo!!!
A questo punto aveva molto più senso pubblicare la "principessa delle nevi", che è un bel personaggio, e che da bambino mi colpì molto, un po' l'anticipazione di Takeru:
il buono obbligato dai cattivi a combattere i buoni.
Il cattivo, o la cattiva, verso cui puoi solo simpatizzare.
Chirara, pur di non essere schiava di Himika, si lascia distruggere da Jeeg, praticamente senza opporre resistenza, prima lo attacca, e poi gli si lancia contro facendosi annientare dal raggio protonico.
Jeeg ha vinto, ma alla fine abbiamo perso tutti.
Bella puntata, ma personaggio sbagliato da pubblicare. Magari potevano fare l'ultima uscita con due personaggi, Chirara + la principessa delle nevi.


Detto tutto ciò, per l'ultima volta, come si presenta il modellino?
Direi un 6, forse un 6-.
La posa è la medesima di quando la principessa delle nevi appare trasformata in Chirara, le sbavature di colore sono moderate, peccato che al mio pezzo abbiano fatto le pupille rosse sulle sopracciglia...


A questo punto, prima di mostrare le foto dell'ultimo modellino e la sinossi per immagini della puntata, vorrei sollevare la questione di cosa sia in realtà la "principessa delle nevi".
Una principessa o un yuki-onna ("donna delle nevi"), cioè uno yokai?
Sia chiaro, non affermo che le info del fascicolino-ino-ino e l'adattamento della puntata siano sbagliati, è solo un mio dubbio. 
Nel fascicolino-ino-ino-ino è ribadito quello che possiamo apprendere dai dialoghi e dal titolo italiano della puntata, che essa sia la "Principessa delle nevi", con tanto di nome in giapponese:
"Yuki no Ohimesama".
Allora mi sono andato a cercare il titolo originale di questa decima puntata, direttamente da Wikipedia jappo, e risulta essere:
絵本から消えた雪女!!

martedì 26 settembre 2017

"Bambini e tv: che male c'è?" - 5 articoli sui bambini e la tv, tra cui "Una nonna elettronica e tanti mini robot" di Luigi Malerba - "Corriere della Sera Illustrato" 17 maggio 1980



Prima dei cartoni animati giapponesi, e più dei cartoni animati giapponesi, quello che terrorizzava molti esponenti della cultura e giornalisti, era la televisione, e per come sono finite le vicende della politica italiana, non è che avessero poi tutto questo gran torto...
Gli anime furono solo, per alcuni di loro, forse la maggioranza, la conferma che questo mezzo mediatico fosse potenzialmente negativo. In primis verso i bambini, che venivano inondati di programmi violenti e ripetitivi, dal loro punto di vista.
Il 17 maggio 1980, quindi nel pieno della guerra mossa dai "600 genitori di Imola" agli anime, "Il Corriere della Sera Illustrato", dedicò un ampio servizio, il primo di quella settimana, proprio alle polemiche sui danni provocati ai bambini dalla televisione e dai suoi programmi.
Sono presenti ben 5 articoli, due più approfonditi, quelli di Antonio Debenedetti ("Figlio, non guardare: c'è il mio inconscio in tv") e Giulio Benedetti ("Vada a ripetizione cara telemaestra"). Gli altri tre più corti, Alberto Moravia ("Video ma non vedo"), Goffredo Parise ("La scelta è questa: testa o pollice?") e Luigi Malerba ("Una nonna elettronica e tanti mini robot").
L'unico che parla espressamente di cartoni animati giapponesi è l'articolo di Luigi Malerba, che infatti inserisco per primo, e non lo fa negativamente, anzi. Fondamentalmente equipara gli anime a favole moderne, e se la prende con Fonzie, assolvendo Goldrake.
Anche gli altri quattro articoli non sono pregiudizialmente contrari alla televisione, gli autori fanno delle loro considerazioni, in gran parte condivisibili, tranne quando si paventava il rischio che noi bambini perdessimo in creatività e fantasia.
In totale un "processo" alla tv, come si può leggere nel sommario, che alla fine mi pare la assolva in gran parte.


Sarà che a me Fonzie non è mai piaciuto, ma trovo facile concordare sul fatto che un tal personaggio "reale" potesse influenzare negativamente, sul breve periodo, i comportamenti dei bambini molto di più di un cartone animato su robot ed alieni. Mentre sul lungo termine, a mio avviso, Goldrake e soci hanno trasmesso più valori positivi di Fonzie e soci.
Seguono gli altri quattro articoli.

domenica 24 settembre 2017

世界玩具大図鑑 "Giocattolo del mondo grande libro dell'immagine" - 25 novembre 1982



La seguente pubblicazione mi è stata recuperata in Giappone da amici (Marco e Cinzia), mi sono scervellato molto per cercare di capire cosa fosse, come inquadrarla...
Un normale catalogo di giocattoli?
Non credo, perché all'interno ci sono foto di alta qualità, che paiono di una mostra specifica sul giocattolo.
Allora un catalogo di una mostra sul giocattolo antico?
Neppure, perché ci sono sia articoli di commento sui giocattoli, che foto di giocattoli del 1982.
Potrebbe essere una rivista settimanale o mensile specialistico sui giocattoli?
Non penso, perché non ho trovato nessun altro numero di una testata con il medesimo titolo giapponese:
世界玩具大図鑑

Titolo che io, grazie al traduttore di Google, ho riportato letteralmente come "Giocattolo del mondo grande libro dell'immagine".
Quindi non ho capito che genere di pubblicazione sia, probabilmente il Giappone, in campo editoriale (e non solo), si discosta molto dalla consuetudine italiana.
Ho trovato delle info su questa rivista solo su un blog giapponese (in giapponese...). in cui se ne parla in collegamento con gli Zoids, infatti uno degli articoli è sui giocattoli "Mekonikonica"(?), che fu la linea di giocattoli antecedente gli Zoids (in base a quello che ho letto su questo blog):
http://zignition.blog3.fc2.com/blog-date-20111022.html

Mi restano 168 pagine, di cui una 50ntina scritte, ed un altro centinaio con un sacco di stupende immagini. Le scan che riporto sono solo 45, comprese alcune degli articoli scritti, a beneficio di chi può capirci qualcosa.
A mio avviso il presente catalogo/rivista/quellocheè, dovrebbe essere messo a confronto con altre due pubblicazioni della fine degli anni 60 e primi anni 70, perché tutte assieme confermano la mia idea che i bambini giapponesi disponessero di giocattoli tecnologicamente molto più avanzati dei coetanei italiani:
Children's Advertising in the Showa Era 1965/1969 - Pubblicità di giocattoli (ed altro)
Children's Advertising in the Showa Era 2 1970/1974 - Pubblicità di giocattoli (ed altro)

Un articolo ipotizzo che sia dedicato ad alcuni costruttori di giocattoli, un altro verte sui giocattoli educativi per bambini piccoli, uno finale sui collezionisti. Non mancano le pubblicità, dove si possono vedere alcune chicche, e ci sono pure le pubblicità di enormi negozi di giocattoli, che noi qui ce li sognavamo...


Qui sopra l'indice, sempre a beneficio di chi lo sa leggere  :]


Una delle pagine pubblicitarie (credo) era della Philips, che pubblicizzava il suo "Odyssey2", che da noi si chiamava "Videopac Philips", mi sfugge il perché del "2" dopo il nome.