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domenica 18 febbraio 2018

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 25 e 26




Queste due puntate sono veramente epiche, la numero 25 racconta il primo tempo della finalissima Asakase-Shinsei, la puntata n° 26 è il secondo tempo della partita. Niente fumo, solo tanto arrosto, e i 90 minuti sono espletati in sole due episodi, nessuna partita fiume come in "Holly e Benji", dove si doveva stare due mesi davanti al televisore per vedere il risultato di un incontro...
Ormai sono arrivato a metà serie, alla 26esima puntata su 52 totali, e posso cercare di fare un qualche bilancio di ciò che ho visto.
Intanto gli allenamenti di Matsuki, fino ad ora, non sono così massacranti come li ricordavo, si vede che la memoria talvolta fa brutti scherzi, solo all'inizio è un po' schiavista. Addirittura a me Matsuki è parso parecchio allegriano, lascia fare ai suoi ragazzi un po' quello che vogliono, molta halma, interferisce poco, anarchia in campo   :]
Mentre ricordavo bene che la partita era parecchio protagonista-centrica. Nello Shinsei fa quasi tutto Shingo Tamai, con un qualche spazio per Aota, Ohira ed Okawa. Nell'Asakase fa tutto Misugi, con il supporto di Hayase. Nel Kyoio c'è solo Yamagata...
Uno Shingo o un Misugi attaccano, segnano a ripetizione, poi corrono a riconquistarsi il pallone, fanno gli stopper in difesa, gli assist, filtro a centrocampo, si involano sulle fasce, corrono per chilometri e chilometri, fanno i cross e talvolta li vanno pure a raccogliere!  ^_^
Cioè... in pratica con tre calciatori come questi, potresti giocare in 4, diciamo che il calciatore protagonista di questa serie è una specie di Mandzukic, ma dell'anno scorso e che segna di più.
Ho trovato molto interessante come i giapponesi, che ricordo non sapevano nulla del calcio (prima puntata) quando si misero a disegnare questa serie (e penso neppure dopo...), resero i vari aspetti di una partita e del regolamento.
Intanto nelle partite ufficiali, pur esistendo sempre un arbitro, non sono contemplati i falli di gioco!
Mai un fallo, una entrataccia, un fallo di mano, men che meno il fuorigioco, che penso non sapessero neppure cosa fosse... ergo non si è mai vista una punizione dal limite con annessa barriera difensiva.
Non che manchino gli interventi duri, in particolare le scivolate assassine, dove non si capisce mai sei si è presa prima la palla o il piede, o entrambi... ma vale tutto, l'arbitro funge da PNG in tutti i sensi.
Diciamo che l'arbitraggio è molto all'inglese, all'inglese all'ennesima potenza  :]
Occasionalmente viene fischiata una rimessa laterale, in 26 puntate c'è stato solo un calcio d'angolo, e proprio nel 26esimo episodio!
Capitolo portiere:
non è stato mai battuto un fallo di fondo; non calcia mai di piede; i difensori non gli passano mai la palla indietro (ai tempi poteva anche raccoglierla con le mani); effettua solo rinvii di mano; non esce mai dall'area piccola!
E' vero che negli anni 70 il ruolo del portiere era molto diverso da come lo si interpreta oggi (anche per il differente regolamento), ma se ne deduce che, evidentemente, per i giapponesi il portiere non poteva toccare la palle di piede, non poteva uscire dall'area piccola (un po' come Buffon...), doveva solo parare i tiri in porta   ^_^
Le azioni di gioco sono talvolta un pelino caotiche, nulla di sconosciuto ad un qualsiasi tifoso di Juve, Milan o Inter... purtroppo, tranne che ad inizio serie, non ci sono riprese dall'alto, ergo non si possono apprezzare quali siano gli schemi di gioco delle squadre nelle partite ufficiali.
Le seghe mentali durante i 90 minuti sono molto limitate, giusto Shingo si spara qualche flash allucinogeno, ma mediamente si gioca a calcio per tutto il tempo, senza troppi flashback o menate esistenziali alla giapponese, che sono, invece, molto presenti negli allenamenti.
Ho qualche dubbio sul fatto che i giapponesi sapessero quale fosse il tempo di gioco di un incontro, infatti, proprio in questa finale, campeggia un cronometro con indicati solo 30 minuti.
Sul fatto che il campo da gioco, le linee regolamentari, le porte e le proporzioni in generale, siano disegnate un po' a caso non creda io debba tornare, in quanto lo si nota continuativamente dalle immagini. Le regole del gioco sono talvolta ignorate, ma tanto chi poteva mai accorgersene in Giappone o in Italia?
Quindi è tempo che inizi la finale tra lo Shinsei di Shingo Tamai e l'Asakase di Misugi!
Ah, dimenticavo, in questa puntata del primo tempo farà capolino anche il capitano Dan del Danguard, con una lectio brevis, che dopo la "Formazione D", T, U ed S, illustrerà la "Formazione Misugi"!




Nella puntata precedente pareva che Matsuki fosse riuscito a far passare a Shingo la sudditanza psicologica verso Misugi, cioè il ragazzo era letteralmente ossessionato dalla stella dell'Asakase, ed invece nel preambolo di inizio puntata il nostro eroe parte subito con un trip allucinogeno   :]



Il bambù spezzato indica la potenza di Misugi, che si era allenato in una sperduta foresta di bambù, e i timori di Shingo.

venerdì 16 febbraio 2018

Spazio 1999 - Verso il tremila - numero 3 collana editoriale "AMZ Editrice" 1976



 Capita che ogni tanto io mi perda qualche argomento, tipo quello  dei cartonati AMZ di "Spazio 1999", il precedente post del secondo volume risale addirittura all'agosto 2014!
Come se la sono cavata, nel frattempo, gli Alfani?
Gli Alfani della politica italica abbastanza male, mentre quelli di Base Alfa, considerando che sono sperduti nello spazio profondo, trovano solo alieni ostili, esplosioni atomiche oppure fenomeni naturali devastanti, direi molto meglio degli adepti di Angelino   :]
In questo terzo volume, in ealtà il quarto perché c'è anche il numero zero, sono presenti le storie di due episodi:
"L'anello mancante" ("Missing link"), che corrisponde alla puntata italiana dal titolo "Gli amanti dello spazio";
"Il guardiano di Piri" ("Guardian of Piri"), che corrisponde alla puntata italiana dal titolo "Il pianeta incantato".

Da notare che in televisione venne trasmesso prima "Il guardiano di Piri" e dopo 2 puntate "L'anello mancante", mentre nel volume è specificato che gli eventi narrati in "L'anello mancante" sono appena antecedenti a quelli di "Il guardiano di Piri".
Sono affezionato a "Spazio 1999", ma sinceramente era molto meno avvincente e coinvolgente di "Star Trek", nonostante sia più giovane di ben 7 anni. Alla fine ci troviamo coinvolti sempre con alieni e mondi praticamente identici nei fini, e con espedienti narrativi parecchio ripetitivi. Senza contare che non ho mai capito come cacchio faceva questa Luna a viaggiare tanto veloce nello spazio, e a beccare un sacco di pianeti abitati, e abitati da alieni ostili...   T_T
L'Enterprise era un vascello spaziale, cambiava rotta, modificava la propria velocità, poteva anche spostarsi nel tempo, ma questi della Base Alfa erano praticamente fermi, in balia degli eventi, che erano spesso un po' pallosi... tanto che, mentre le puntate di "Star Trek" mi capita ancora di rivederle, quelle di "Spazio 1999" non mi azzardo a riguardarle   >_<
Detto ciò, questo volumi sono belli per le immagini che propongono, e devo dire che, considerando la media delle pubblicazioni per ragazzi che erano disponibili ai tempi, erano anche ben fatti, sia come contenuti sia come materiali.
Riporto solo qualche immagine delle due puntate presenti nel volume, tanto per rendere l'atmosfera pienamente anni 70 che gli autori pensavano sarebbe sopravvissuta fino alla fine degli anni 90  :]




Per farla breve, Koenig rimane ferito durante una perlustrazione con una Aquila, perde conoscenza e finisce in un'altra dimensione dove ci sono un alieno e sua figlia. L'anziano padre vuole studiare gli umani, mentre la figlia vuole "studiare" Koenig   ^_^
Il padre non concorda con l'interesse poco scientifico della figlia, e convince Koenig a tornarsene sulla Luna.

mercoledì 14 febbraio 2018

Generazione H, comprendere e riconnettersi con gli adolescenti sperduti nel web tra Blue whale Hikikomori e sexting




TITOLO: Generazione H, comprendere e riconnettersi con gli adolescenti sperduti nel web tra Blue whale Hikikomori e sexting
AUTORE:
Maria Rita Parsi  
CASA EDITRICE: Piemme
PAGINE: 213
COSTO: 17,5 €
ANNO: 2017
FORMATO: 22 cm x 15 cm 
REPERIBILITA':
ancora reperibile a Milano
CODICE ISBN:
9788856661576


Quando ho visto questo titolo, e ho letto il sottotitolo, mi sono posto alcune domande, la prima se valesse la pena di acquistarlo, ed a cascata altre.
Questa è la prima volta che un personaggio “famoso” come la dottoressa Maria Rita Parsi, scrittrice, psicologa e psicoterapeuta (leggo da Wikipedia), si occupa di una tematica inerente la società giapponese, cioè gli hikikomori. Un personaggio che, oltre ad avere un curriculum professionale vasto e ad aver scritto tonnellate di libri, mi dicono sia presente regolarmente sulle televisioni nazionale in qualità di esperta sulle problematiche giovanili.
Le persone che usano la televisione come fonte primaria di informazione ascoltano il punto di vista dell'autrice, che parla sempre come “esperta” del settore. Ergo ciò che lei scrive e dice ha millemila volte più peso di quello che potrò mai scrivere io, o qualunque altro scribacchino del web :]
Genitori legittimamente spaventati dai nuovi costumi tecnologici, cercano la rassicurazione degli esperti, un po' come succedeva con i cartoni animati giapponesi nel periodo 1978/1982.
Quindi mi chiedevo come la sindrome da hikikomori venisse trattata, illustrandone il contesto sociale giapponese?
Le caratteristiche prettamente nipponiche?
Le cause, la storia, le terapie utilizzate in Giappone?
Oppure facendo del sensazionalismo e buttandoci dentro cose a caso che nulla avevano con le problematiche degli hikikomori?
Devo dire che, leggendo il sottotitolo del libro, cioè “comprendere e riconnettersi con gli adolescenti sperduti nel web tra Blue whale Hikikomori e sexting”, mi era sorto più che qualche timore... purtroppo le mie paure si sono rivelate molto fondate.
Direi che si sia replicato quello che succede con “Le Iene” quando si occupano di anime, manga e hikikomori. Solo che almeno “Le Iene” sugli hikikomori avevano intervistato Carla Ricci, che è una vera esperta dell'argomento, mentre nel libro di Maria Rita Parsi non ci sono esperti che ne trattano.
Il problema più grande di questo titolo, che raggiungerà più persone di quante Carla Ricci potrà mai fare, è che mischia assieme una quantità incredibili di problematiche del web, e a queste mette l'etichetta “Generazione H”, cioè “a rischio hikikomori” (citazione di pagina 11).

martedì 13 febbraio 2018

Enciclopedia Diecast – Parte terza: Popy GB e PB dal 1977 al 1983




TITOLO: Enciclopedia Diecast – Parte terza: Popy GC e PC dal 1980 al 1986  
AUTORE:  Alain Bernardi    
CASA EDITRICE: Edizioni Centroffset
PAGINE: 212
COSTO: 13,9 €
ANNO: 2018
FORMATO: 22 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul sito http://www.robotvintage.com    
 
CODICE ISBN: 9788897998143

Terzo ed ultimo volume dell'immane fatica di Alain Bernardi, che contiene i modellini della Popy dal 1980 al 1986. Come negli altri due volumi ci sono due linee di giocattoli, la GC, robot e personaggi principali tratti da anime, serie sentai e takusatsu, e la PC, veicoli e mezzi secondari delle medesime serie.
Rispetto ai primi due volumi, che mi avevano riscaldato il cuore nel riguardare tanti stupendi modellini di serie che vedevo da bambino, questo terzo volume è un po' distante dai miei ricordi. Ovviamente il fatto che io mi senta meno legato affettivamente a questo ultimo volume, non è ascrivibile all'autore, ma solo al fatto che non conosco la quasi totalità dei modellini delle serie trattate.
Comunque, questo volume di articoli a me in gran parte sconosciuti, mi ha permesso di scoprire il modellino del robottino "Mild Boy", che non fa parte di una serie animata o sentai/tokusatsu, ma venne creato per sponsorizzare (tra i bambini!) un marca di wisky.
Come si può apprendere dalla scheda a lui dedicata (CG18 a pagina 64), di cui mostro la scan più sotto, la frase pubblicitaria era:
"Mild Robot i robot dell'amore... i migliori amici dei bambini"!!!
Ma la particolarità di questo "Mild Boy", a cui era affiancata anche una "Mild Girl" (CG19 a pagina 66), non sta solo nell'incredibile accostamento superalcolici e robottini, ma nel design del modellino...inquietante, per la Disney, intendo... perché è praticamente identico ad un robottino che nel 2008 avrà un successo mondiale!
Questa annotazione è del tutta mia, l'autore non la riporta nelle due schede.




I tre volumi accostati fanno la loro porca figura  ^_^
Enciclopedia Diecast – Parte prima: Popy GA e PA dal 1973 al 1979
Enciclopedia Diecast – Parte seconda: Popy GB e PB dal 1977 al 1983
Enciclopedia Diecast – Parte terza: Popy GB e PB dal 1977 al 1983

lunedì 12 febbraio 2018

Enciclopedia Diecast – Parte seconda: Popy GB e PB dal 1977 al 1983




TITOLO: Enciclopedia Diecast – Parte seconda: Popy GB e PB dal 1977 al 1983
AUTORE:  Alain Bernardi  
CASA EDITRICE: Edizioni Centroffset
PAGINE: 382
COSTO: 23,9 €
ANNO: 2018
FORMATO: 22 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul sito http://www.robotvintage.com  
 
CODICE ISBN: 9788897998136


Secondo volume coi modellini Popy, il lasso temporale va dal 1977 al 1983, gli articoli trattati sono le linee GB e PB.
Per GB si intendono i robots e i  personaggi tratti da anime , sentai e tokusatsu. Mentre i PB sono i veicoli e i mezzi secondari tratti dalle medesime serie.
Il seguente volume è impostato come il primo, cosa ottima, dato che era facilmente consultabile e chiaro nelle spiegazioni di ogni articolo.
Quindi, per i particolari riguardanti la struttura del volume, rimando alla recensione che avevo fatto a fine luglio 2017:
Enciclopedia Diecast – Parte prima: Popy GA e PA dal 1973 al 1979

Comunque ci sono due, seppur piccole, meritorie migliorie:
sono state aggiunti i numeri delle pagine a fondo pagina, assenti nel primo volume;
non è più presente la pellicolina di plastica sulla copertina, che nella mia copia si era già iniziata a staccare.

A questo proposito va riconosciuto all'autore di aver allegato alla spedizione dei volumi 2 e 3 una sovra copertina nuova per il primo volume, allo scopo di rimediare all'inconveniente della copertina rovinata per la pellicola distaccata. 
Per il resto, considerando che io non sono un collezionista di modellini, il volume è una gioia per gli occhi, stupendo  ^_^
Metto quattro scan per rendere l'idea dei contenuti del secondo volume.

domenica 11 febbraio 2018

Generazione Hikikomori, isolarsi dal mondo fra web e manga




TITOLO: Generazione Hikikomori, isolarsi dal mondo fra web e manga
AUTORE:
Anna Maria Caresta 
CASA EDITRICE: Castelvecchi
PAGINE: 115
COSTO: 13,5 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul web
CODICE ISBN:
9788832822304


Parto immediatamente con il grande pregio di questo scritto, cioè trattare la situazione recente degli hikikomori in Giappone. Infatti tutti gli ultimi saggi sugli hikikomori si riferiscono a scritti dei primi anni 2000, per chi come me li ha letti tutti, sono delle minestre semi riscaldate...
L'autrice, che è una giornalista, si è recata in Giappone, ha intervistato sia hikikomori che persone che cercano di aiutarli, dai medici ai ricercatori, passando per i semplici volontari.
Il fatto che il libro di Anna Maira Caresta tratti l'attualità degli hikikomori potrebbe sembrare una ovvietà, ma se si clicca l'etichetta "Hikikomori", ci si potrà rendere conto che non lo è per nulla.
Ora tocca ai difetti, o comunque quelli che io considero come dei difetti:
il libro è un lungo articolo giornalistico, formato da brevi, anche brevissimi, capitoli.
L'autrice pone delle domande a degli esperti, italiani e giapponesi, e ne riporta le risposte. Quasi tutto il libro procede in questo modo. Manca una analisi generale, che metta assieme tutti i fili dei discorsi accennati.
E' presente, a mio avviso, un grande equivoco, fin nel titolo, riguardo al fatto che si trattano sia gli hikikomori giapponesi che i ragazzi italiani che soffrono di dipendenza da web e videogiochi. Non sono la medesima cosa... volerli raggruppare in uno stesso libro, cosa che hanno fatto anche altri autori, resta, secondo me, un grande errore. Tra l'altro non ho capito cosa centri quel “fra web e manga” del titolo, quando i manga sono trattati molto marginalmente e mai come causa di hikikomori.
Faccio notare che manca sia la bibliografia che la sitografia, a quali fonti informative si è rifatta la giornalista?
Dal suo profilo professionale, presente in quarta di copertina, non pare abbia mai avuto un particolare interesse per il Giappone, gli anime o i manga. Sarebbe interessante capire come mai si sia accostata a questa tematica.
Il fatto che l'autrice parrebbe non avere una conoscenza della società giapponese lo si nota da come procede, cioè fa le domande e lascia spazio a chi conosce il Giappone e gli hikikomori. Tanto spazio che almeno in un paio di occasioni mi sono ritrovato a pensare che leggerei con molto interesse un libro scritto da due italiani che lei intervista.
Questa non conoscenza della società giapponese comporta che i capitoli oscillino dall'interessante al lievemente scandalistico (in stile “Studio Aperto”), dall'essere in tema hikikomori allo scivolare off topic, come si direbbe nei forum.

Il libro è formato da 17 capitoli, che in più casi sono un esageratamente corti.
Koyasan
Nella località di Koyasan ci sono dei templi che offrono il “servizio” del funerale da vivi, vi si recano molto genitori di hikikomori. L'autrice intervista il direttore del tempio di Kongobuji e il responsabile della scuola materna di Kyosan. Alla fine c'è una sola domanda inerente gli hikikomori...

venerdì 9 febbraio 2018

"Il diavolo, probabilmente", di Bimba De Maria - "Radio Anch'io" su Radio 1 Rai - 17 gennaio 1979



Non c'erano solo i quotidiani a dare addosso a... ehm... pardon... ad informare su Goldrake, c'era anche la radio, con la trasmissione di Radio 1 "Radio Anch'io".
La radio pubblica della Rai, pagata coi soldini di noi tutti, quando il servizio pubblico, per quanto possa sembrare incredibile, era un'altra cosa: informava!
Informava, ma non sempre, qualche volte dis-informava.
A fronte di una valida trasmissione come "Heidi, Goldrake, Harlock and co." di "Tam Tam - attualità del TG1" del 6 aprile 1979, ti poteva capitare una trasmissione radiofonica che non si prefiggeva molto il voler mettere a confronto punti di vista diversi, accontentandosi di dar voce solo a chi considerava Goldrake un pessimo insegnamento per noi bambini, un pericolo per il nostro senso civico, etico e morale, in pratica, il diavolo, probabilmente   ^_^
Infatti la trasmissione diretta dalla giornalista Bimba De Maria chiamò in studio il deputato Silverio Corvisieri, autore dell'articolo anti-Goldrake "Un ministero per Goldrake" su "La Repubblica" il 7/8 gennaio 1979.
L'articolo del deputato di "Democrazia Proletaria" fu tra i primi che scatenò "l'orgia di violenza annientatrice" (cit. Corvisieri) contro i cartoni animati giapponesi, fino ad allora il cartone era ancora abbastanza ignorato dai mass media, oppure veniva addirittura giudicato positivamente.
Nella puntata di "Radio Anch'io" si possono ascoltare tre voci, quella di Bimba De Maria, di Silverio Corvisieri, entrambi schierati contro Goldrake, e che monopolizzano il 90% della trasmissione, a cui va aggiunto l'intervento di un altro giornalista della redazione, di cui, però, non viene citato il nome. Questa terza voce è l'unica che cerca timidamente di arginare "il rifiuto viscerale del diverso" (ricit. Corvisieri). In realtà, alla fine della trasmissione c'è l'intervento di una radioascoltatrice, che esprime la sua opinione, di totale disprezzo(!), verso la serie di "Atlas Ufo Robot".
Ergo quattro voci, tre nettamente contrarie, una appena appena in favore, grande contraddittorio!
Preciso che la trasmissione l'ho trascritta personalmente da un file audio, ergo potrebbe esserci qualche parola errata, ma credo proprio che nel totale la trascrizione sia grandemente corretta.
E' comunque un vero peccato che non possiate ascoltare il tono delle voci che esprimono tante critiche verso un semplice cartone animato, che in alcuni punti rasenta il fanatismo, purtroppo in questo modo il documento perde gran parte del proprio valore.
Chi volesse può reperire l'audio nelle emeroteche che forniscono il servizio "Teche Rai".
La trasmissione si divide in tre parti:
nella prima Bimba De Maria legge alcune lettere di lettori de "Il Corriere della Sera" che esprimono preoccupazione verso i contenuti presenti in "Atlas Ufo Robot";
poi la giornalista presenta l'ospite in studio, il deputato Silverio Corvisieri, tra l'altro cannando clamorosamente il titolo del suo articolo su "La Repubblica"... "Un mistero su Golldrake", invece di "Un ministero per Goldrake"... segue dibattito contro Goldrake;
Infine l'intervento senza senso di una ascoltatrice (adulta), che prima ammette di non vedere mai "Atlas Ufo Robot" perché non è a casa in quell'orario, e poi sputa sentenze...

Inserisco all'interno nella trascrizione qualche mio commento, lo metterò in neretto, per non confonderlo con il testo della trasmissione.


BIMBA DE MARIA

Goldrake (pronunciato “goldrèìk”) ha invaso le nostre case, milioni di bambini sono stati conquistati, rapiti, travolti dalle avventure di questo novello Superman, creato dalla penna di un disegnatore giapponese.
La serie è finita, i piccoli sono disperati, la tv li rincuora, Goldrake tornerà presto. 
Alcuni genitori, invece, hanno scritto preoccupati ai giornali. 
Prendiamo la lettera di Claudio Cardelli di Imola:
“Non posso non nascondermi che questa trasmissione provoca in me un senso di inquietudine, mi sembra che i bambini italiani vengano ingannati con la complicità di noi adulti. Infatti si inculca nel bambino l'idea che la Terra sia minacciata da extraterrestri, quando, invece, minacce ben più reali vengono dalla corsa agli armamenti, dal deterioramento dell'ambiente naturale. Inoltre circola in questa trasmissione uno spirito militaristico, direi una mistica della guerra.”.

giovedì 8 febbraio 2018

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 23 e 24




Queste due puntate sono di una certa sostanza, la numero 23 è la cronaca di tutta la partita tra Shinsei e Kyoio. Non un incontro spezzettato come nel cartone animato dei bimbiminkia Holly e Benji... dove 90 minuti durano 52 puntate... ma un solo episodio per tutta la partita.
In poco più di 20 minuti vedremo il fischio iniziale ed il risultato finale, chi vincerà tra Yamagata e Shingo?
L'incontro tra i due licei è valevole come ottavo di finale per i campionati di calcio delle scuole, almeno secondo il doppiaggio. Cioè... la prima partita seria che ci fanno vedere, dopo millemila minuti di estenuanti allenamenti, è già un ottavo di finale?!
Ma in Giappone i gironi all'italiana non si usano?   >_<
Fanno i gironi alla giapponese?  T_T
Non dico che dovessero tirarla per 10 puntate, apprezzo che non sia una minestra allungata alla Holly & Benji, ma almeno vedere qualche partita in più... vabbè... comunque l'incontro non deluderà le aspettative, sarà pieno di tiri funambolici, trovate calcistiche fantasmagoriche e colpi di scena a ripetizione.
Chi sarà il degno avversario di Misugi e della sua Asakase?
A questo proposito mi sorge un dubbio... ma lo Shinsei avrà giocato prima o dopo dell'Asakase?
Misugi avrà conosciuto il risultato della partita tra Shinsei e Kyoio?
Dubbi sarrici   >_<
La puntata numero 24, invece, è un lungo post partita. No, nessun Pistocchi, Varriale, Caressa nipponici... no, per fortuna... semplicemente vedremo Shingo reagire al risultato della partita con Yamagata, benché non ci siano partite ufficiali, l'episodio resta divertente.



Il titolo italico della puntata è "Il boom di Yamagata", qualsiasi cosa questo voglia dire...
Il titolo nipponico, invece, è quello qua sopra, chi può lo capirà   :]



Già dalla prima immagine veniamo direttamente catapultati nel clima da partita ufficiale!
Bellissima l'architettura dello stadio, due gradinate lungo i fianchi del campo da gioco, ed una dietro una delle due porte, sull'altro lato parrebbe non esserci nulla.
E' presente un piccola tettoia per i distinti, mancano i riflettori... le proporzioni del campo non mi paiono precisissime, in particolare il cerchio di centrocampo, ma comunque più precise che in altre puntate, ma la cosa più curiosa è il contesto urbanistico, lo stadio è immerso nel nulla totale...
Come ci arrivano gli spettatori allo stadio?
Con il teletrasporto?
Ovviamente spalti gremiti in ogni ordine di posti, tifo organizzato e civile, purtroppo non c'è la diretta tv... ma comunque verrà fatta la radiocronaca da parte di uno speaker ufficiale.
La radiocronaca per un ottavo di finale di un campionato studentesco!   ^_^
Anche se non ho inserito le relative immagini, perché non aggiungevano nulla alla puntata, il padre di Shingo seguirà tutta la partita per radio!

lunedì 5 febbraio 2018

TV Sorrisi e Canzoni N° 44 dal 30 ottobre al 5 novembre 1977 - "Guerre Stellari", di Paola Dessy + il primo anime trasmesso in Italia: "Kimba il leone bianco"!



E' questo il primo "TV Sorrisi e Canzoni" del 1977 che posto, ovviamente il motivo principale del suo interesse pensavo fosse dato dalla presenza di uno stupendo articolo di ben sette pagine sul film di "Guerre Stellari", ma invece ho trovato, per puro caso, un'altra informazione di una certa rilevanza.
Purtroppo, dal mio punto di vista milanese, l'inserto delle tv locali riguarda il centro Italia, che offriva un numero assai scarso di tv locali rispetto alla zona sola di Milano. Infatti, se per Milano erano sempre presenti due pagine di programmazioni per ogni giorno della settimana, ho notato che per le altre zone d'Italia c'era una sola pagina per giorno.
Salta subito all'occhio che alla fine del 1977 c'erano ben pochi "cartoni animati" in programmazione sulle tv locali del centro Italia, ma anche sulla Rai. 
Inoltre i palinsesti delle tv locali sono abbastanza anonimi, in quanto spesso è presente solo la dicitura "film", "telefilm" o "cartoni animati", senza che venga specificato il titolo... un vero peccato.
Ma, per fortuna, c'è una enorme eccezione, gigantesca, colossale!!!
Una eccezione che, basandosi su ciò che riportato nell'inserto locale, dovrebbe anticipare di svariati mesi lo sbarco degli anime in Italia!
Sabato 5 novembre alle 18,30 sulla tv locale di Firenze  "TVC Canale 48" veniva trasmesso il capolavoro di Osamu Tezuka: "Kimba il leone bianco"!!!


Avevo già scoperto che al momento della prima trasmissione di Goldrake il 4 aprile 1978, su Telealtomilanese trasmettevano sempre il cartone di "Kimba il leone bianco" (h 18,55), ma alla fine si trattava solo di una primogenitura sulle tv private, in quanto Heidi pensavo fosse arrivato prima.
Ed invece pare proprio che a "Kimba il leone bianco" di Tezuka vada assegnato il titolo di primo anime trasmesso in Italia.
Ovviamente ci sarebbero prima le serie di Barbapapà e Vicky il vichingo, però queste due, oltre ad essere delle coproduzione nippoeuropee, si discostano parecchio dagli anime canonici, come, invece, è chiaramente la serie di Kimba.
"Kimba il leone bianco" venne trasmesso almeno 5 mesi prima di Goldrake e 3 mesi prima di Heidi!
Poi bisognerebbe capire a quando risalirebbe la prima puntata, perché dubito che io abbia imbroccato l'esordio di "Kimba il leone bianco", potrebbe anche essere, ma è più facile che fosse iniziato prima. Quindi, ora, parte la ricerca a ritroso della prima puntata di "Kimba"  :]

Un'altra caratteristica di questo numero sono le molte pubblicità presenti, parecchie, fin troppe direi, non le ho scannerizzate tutte, però un gran numero, per gli amanti del genere  ;)
Torno, quindi, a questo fantasmagorico numero di "TV Sorrisi", che mi fece sognare ad occhi aperti, che presentava i protagonisti di questa saga non ancora terminata, e che ormai, temo non terminerà mai più...






Sono rimasto assai sorpreso che i nomi presenti nell'articolo siano quelli originali statunitensi, ergo Leia invece che Leila, Han Solo invece che Ian Solo, C-3PO invece che D3BO, R2D2 invece che C1P8 etc etc.
A quanto pare l'articolo fu scritto prima dell'adattamento italico, oppure, molto più probabilmente, ai tempi non c'era molta attenzione su questo versante, quindi la giornalista non si preoccupò di verificare la questione dei nomi adattati e, di contro, il responsabile del doppiaggio del film non si pose il problema di informare i giornalisti che i nome erano stati cambiati in fase di doppiaggio.
Oggi questi aspetti sono fondamentali, e si sprecano fiumi di parole scritte per commentare un cambio di un nome, ma nel 1977 era una questione che, a quanto pare, non meritava nessuna attenzione.
Non solo i nomi solo quelli originali, ma, ancora più incredibilmente, non c'è neppure una immagine di Dart Fener!  O_O
Non ci sono immagine di Lord Fener, però è citato nella sinossi scritta da Paola Dessy, che lo chiama "Dark Lord della Sith" (un funebre personaggio)!
Sulla sinossi esposta dalla giornalista ritornerò più sotto, ma anticipo che, oltre a qualche imprecisione, spoilera praticamente tutta la trama!!!   T_T




Queste differenze sono incredibili se pensiamo che il 20 ottobre del 1977 "Guerre Stellari" venne proiettato nei cinema di Milano, Torino e Roma (pare che nelle altre città arrivò verso Natale), ergo, molto probabilmente, al momento di scrivere questo articolo Paola Dessy avrebbe già  potuto vedere il film al cinema, e quindi sincerarsi che i nomi non erano quelli statunitensi.
Il trafiletto che mostro qua sopra è de "Il Corriere della Sera" del 29 ottobre 1977 (pagine locali), ed è ben specificato che "Guerre Stellari" era già in programmazione nella settimana precedente alla pubblicazione di questo "TV Sorrisi e Canzoni" del 30 ottobre. Evidentemente l'autrice dell'articolo non si recò a vedere il film alla sua prima visione, fidandosi della trama e dei nomi forniti dall'ufficio stampa della 20th Century Fox.
Il resto dell'articolo   ;)

domenica 4 febbraio 2018

"Il meraviglioso mondo di Walt Disney" - 4 volumi del 1969 della Mondadori




Fin da bambino non sono mai stato un fan della Disney, a parte la lettura occasionale di Topolino, era un prodotto che proprio schifavo... mai andato a vedere un film d'animazione della Disney al cinema, mai chiesto gadgettistica di qualsiasi tipo. La punizione divina è stata che oggi tutto ciò che faceva parte del mio immaginario fanciullesco (Muppet, Marvel, Guerre Stellari) e stato fagocitato proprio dalla Disney... si salvano, per ora, i personaggi degli anime, ma chissà per quanto... vabbè... questo è un altro discorso...
Lo scopo di questo post non era esplicitare la mia rabbia per essere diventato, mio malgrado, un finanziatore del fatturato Disney, ma, per una volta, apprezzare i loro prodotti editoriali.
In tutto il blog si possono trovare pubblicazioni, dai cartonati ai fumetti, nate dal successo dei cartoni animati giapponesi, e quasi sempre la loro qualità è grandemente deficitaria... disegni osceni, storie campate in aria che non avevano un nesso con ciò che vedevamo in tv, nomi errati e via discorrendo.
Non solo i contenuti erano di bassa qualità, ma anche l'edizione era scarsa, fatta con materiali tanto poveri che molti di quelle pubblicazioni sono diventate rare solo perché poche non si sono disintegrate nel tempo.
E' vero che quelli derivati dai cartoni animati giapponesi erano prodotti editoriali spesso a basso costo, fatto sovente per il solo mercato delle edicole, però le cose fatte male restano fatte male.
Dall'altro capo del pianeta c'erano i giapponesi che per i loro bambini pubblicavo riviste come i roman album, anni luce distanti in fatto di qualità, e con prezzi che mi pare fossero comunque alla portata di tutti.
Poi c'era la Disney, che metteva in commercio volumi sempre di qualità, che poi mi facevano schifo... ma comunque erano validi sia come contenuti che come materiali usati.
Ne sono una prova questi quattro volumi de "Il meraviglioso mondo di Walt Disney", che probabilmente raccontavano un mondo deformato dalla insopportabile lente disneiana, però erano veramente belli da tenere in mano e da sfogliare. Senza contare che dopo quasi 50 anni non mostrano particolari segni di usura.
Quanto sarebbe stato bello poter avere quattro volumi come questi con le storie delle serie Toei o Tatsunoko...
Magari quattro volumi sui robottoni!
Oppure sulle maghette, in base ai gusti  :]
Invece no, tranne qualche sparuta eccezione, ci ritrovavamo tra le mani sempre pubblicazioni con disegni inguardabili, contenuti a caso, materiali iper degradabili  T_T



sabato 3 febbraio 2018

Roman Album Daitarn III - 1980




Non sono un collezionista di artbook o roman album, mi piacerebbe, ma i prezzi sono sovente un po' altini, comunque se ne trovo uno del periodo anni 70/80 ad un prezzo logico (dal mio punto di vista), me lo accatto subito. Ergo non mi lascia scappare questo roman album di Daitarn III, che dovrebbe essere, non so se il termine è corretto, quello "ufficiale" della serie.
Oggi le immagini, e non solo, degli anime (e di qualsiasi altra serie animata e non) le trovi sul web, a pacchi, ma negli anni 70 ed 80 queste pubblicazioni erano l'unico modo per ammirare i propri eroi, ed eroine, al di fuori della trasmissione televisiva.
Inutile fare paragoni tra le stupende pubblicazioni giapponesi e quello che propinavano a noi affamati di immagini bambini italiani...
Un vero peccato che nessun editore italiano ebbe mai l'idea di importare e tradurre un roman album o un artbook di quel periodo. Probabilmente un roman album in italiano sarebbe costato troppo, ma io credo che noi ci saremmo accorti della qualità di una edizione del genere, e forse avremmo spinto i nostri genitori a comprarla, magari rinunciando ad un altro giocattolo.
Può anche essere che gli editori italiani manco sapessero (o si immaginassero) che in Giappone pubblicassero prodotti fatti così bene...
Non ho scannerizzato per intero il roman album, tutte le pagine patinate, e poi alcune delle altre pagine, in particolare quelle sulle varie trasformazioni del Daitarn III.
Tutta la pubblicazione è veramente bella, ma il pezzo forte, a mio avviso, sono i due poster in seconda pagina, che forse, ma dico, forse,  potrebbero aver contribuito un pochino, oltre al prezzo abbordabile, a farmi propendere per l'acquisto   ^_^



Reika Sanjo                                           Banjo Haran                             Beauty Tachibana

L'eroe e le due eroine in borghese.
Faccio notare che, a dispetto dell'usanza nipponica di anteporre sempre il cognome al nome, in questo caso il nome precede il cognome, all'europea. Non so cosa questo possa significare, mi limito a farlo presente  :]
Il poster è molto bello, ma quello sotto è un pelino meglio.






^________________^

Chi è più bella tra le due?
Difficile la scelta, ma io propendo da sempre per Beauty  :]


mercoledì 31 gennaio 2018

Le prime pubblicità delle console di videogiochi (anni 1975/79) + 2 articoli giornalistici del 1978



Durante la mia interminabile ricerca di articoli giornalistici sui cartoni animati giapponesi, ogni tanto mi è capitato di imbattermi in pubblicità delle prime console di videogiochi. Immagini di oggetti che ai tempi erano assai misteriosi, e che promettevano ore ed ore di svago innovativo ed altamente ludico, anzi, videoludico.
Poi, a dire il vero, giocare da soli con quelle console era una attività che stufava in tempi medio brevi, esageratamente ripetitivo... mentre se potevi sfidare un coetaneo, l'esperienza videoludica era più appagante.
Vedere quei quatto pixel messi in croce che vagavano, spesso a caso, sullo schermo, spesso in bianco e nero, dei televisori, sempre e solo a tubo catodico, è qualcosa suscita una emozione che possono comprendere solo coloro che la vissero dal vivo.
Certo, sono belli i video su Youtube, dove 20/30enni, che manco erano nati negli anni 70, ci recensiscono queste piattaforme elettroniche... spiegazioni asettiche di chi racconta qualcosa che ha letto da qualche parte.
E' indubbio che queste pubblicità, provenienti sia da riviste, cataloghi di giocattoli e cataloghi di tv ed hifi, emanano un fascino unico.
Esteticamente quelle console sono, a mio avviso, il non plus ultra del vintage, con il loro hardware plasticoso, talvolta di colori improbabili. Il contesto delle immagini pubblicitarie in pieno stile anni 70, dall'arredamento delle case, all'abbigliamento, passando per il look dei videogiocatori.
Un capitolo a parte merita la descrizione delle caratteristiche tecniche e ludiche delle console, che ti facevano immaginare, ma solo immaginare, infinite partite a tennis o a pallone, con una grafica, che quando mi capita di giocare a Pes con la Play4, mi viene da piangere ripensando al calcio di questi videogiochi  T_T
Ecco, in rigoroso ordine cronologico di data della pubblicità, quello che, fino ad oggi, ho trovato:
Ping-o-tronic Zanussi (1975);
Tele-Giochi Grunding (1977);
Giochi TV Reel (1977);
Conic TV Sport Euronova (1978);
Videoplay Saba (1978);
Videogame Polistil (1978);
Telegioca Match 1 (1979);
TV Sport Elettronico Euronova (1979);
Giochi TV Reel "seconda versione" (1979);
Mesaton (1979).

Questo post non vuole identificare in assoluto le "prime" console vendute in Italia, ma solo le prime console pubblicizzate, ergo mi sono fermato al 1979, perché dal 1980 in poi ci sarà un certo incremento dell'offerta, e pure della tecnologia.
Sicuramente ci saranno stati anche altri videogiochi televisivi messi in vendita, ma magari poco o nulla pubblicizzate, anche perché ai tempi le réclame di articoli come questi non erano usuali.
Per esperienza personale conoscevo l'esistenza di più di una console con i quattro classici giochi base (calcio, tennis, squash e pelota), ma non sapevo che esistessero già in commercio in Italia anche quelle a cassette (Videoplay Saba), e, addirittura, televisori al cui interno era già integrata la scheda dei videogiochi, come il "Tele-Giochi Grunding" che si può ammirare nella copertina qua sotto, del catalogo 1977.



Tra l'altro la "Tele-Giochi Grunding" metteva a disposizione ben 40 giochi!!!
La Grunding non fu l'unica grande azienda di tv color che puntò sui videogiochi, anche la Saba progettò la sua console ("Videoplay"), ma, in questo caso, non integrata alla tv, ma esterna.



Potevano, i giornalisti, non notare il nascente mercato dei videogiochi casalinghi?
Ovviamente no.
In questo post presento solo due articoli, scelti sia perché trattano espressamente della televisione trasformata in "gioco", sia perché sono i due più vecchi che ho scovato.
Il primo, "A che video giochiamo", di Luca Visintin su "La Domenica del Corriere" del 30 novembre 1978.
Il secondo, "Il televisore diventa gioco", di Giancarla Ghisi su "Il Corriere della Sera" del 10 gennaio 1978.
Quindi uno ad inizio 1978, l'altro verso la fine dell'anno.
Dei due, quello che riesce a dare più soddisfazione è quello a firma Luca Visintin, anche perché è più lungo, ergo non mancato le perlate  :]
Il giornalista parte subito con una previsione, che sarebbe dei rivenditori, quindi più che altro un auspicio, ma Visintin la fa propria, ergo...
Entro un anno in Italia capiterà cioè che negli Usa è già realtà, la sera gli amici si ritroveranno tutti assieme, incerti se andare al ristorante, al cinema, in discoteca oppure giocare alla Videoplay.
Direi previsione corretta, ma un pelino ottimistica ed in anticipo, tipo 20 o 30 anni...
Ma cos'è la Videoplay?

sabato 27 gennaio 2018

Superufo!!! (fumetto del 1982)


Ricordo che trovai questa perla fumettistica ad una Cartoomics, ma non rammento bene l'anno, fu comunque qualche lustro fa.
L'avevo completamente rimossa, messa via assieme ad altra fuffa... ehm... ad altro materiale editoriale di una certa importanza, era finita nel dimenticatoio. Come capita spesso, mentre cercavo altro, che ovviamente non ho reperito(...), mi sono ritrovato tra le mani questo fumetto apocrifo, la cui copertina ci mostra un Big Shooter comunista ed un simil Goldrake-Jeeg. Colori a caso, gusto pulito (cit.), ma è indubio che i due soggetti si ispirino ai robottoni giapponesi.
In calce alla seconda pagina è riportata la dicitura "Astroavventura n. 2/1982 Aut. Tribunale di Roma n° 16422 - Dir Resp. Edoardo Rovelli Edizioni del Fanciullo Roma", per questo l'ho datato 1982.
Mentre in ultima pagina è presente la seguente dicitura:
"Edizione Esclusiva per la Baby Toys di Firenze".

Più sotto metto le scan di entrambi i dati editoriali.
Il formato del fumetto è abbastanza piccolo, 17 cm x 12 cm, e le pagine sono pochissime, solo otto, copertina compresa.
Non so dire in cosa consistesse il "Con regalo" pubblicizzato in copertina, come non saprei dire che genere di pubblicazione fosse. Ho cercato notizie sul web, e ne ho trovata una sola sul sito di "Guida al fumetto italiano", ma non anticipo ancora nulla  ;)
Nel 1982 i robottoni iniziavano ad essere già fuori moda, le tv nazionali private e pubbliche praticamente non li trasmettevano più, restavano le millemilela repliche delle piccole tv locali private, ma è indubbio che l'epoca d'oro dei robottoni (1978/1980) fosse ormai tramontata  T_T
Chissà cosa passò per la mente dell'editore di mandare in edicola un fumetto, per giunta non originale, con il Big Shooter e Goldgig... quante copie si prefiggevano di vendere?
Ma soprattutto, a chi?
Magari, considerando che in tv i robottoni erano sempre meno presenti, e che quelli trasmessi erano sempre i medesimi della prima ondata televisiva, l'editore pensò bene di introdurre un nuovo eroe robotico che catturasse i fans assuefatti alle repliche.
Il fumetto meritava di essere letto?
Rinverdiva i fasti di Goldrake e Jeeg, ma anche di Golzinga?
Era una fumetto più sul versante dei robot gonagaiani o dei real robot alla Gundam?
I cattivi erano come il Generale Nero oppure come Flora?



Dal titolo già ci si può aspettare un qualche colpo di scena, un villain che si schiera dalla parte dei buoni, oppure potrebbe essere uno dei buoni a passare dalla parte dei cattivi. Ma poi i Garek sono un team? Un popolo? Gli abitanti di un pianeta?
Perché tradiscono?
Sono i Garek a pilotare il Big Shooter e Goldgig?
Oppure i due mecha si contrappongono ai vili traditori Garek?
Purtroppo ho da mostrare solo la seconda puntata di questa fantasmagorica storia, ma penso che accontenterò lo stesso tutti gli amanti dei vecchi robottoni, perché in questo fumetto c'è veramente tutto!

giovedì 25 gennaio 2018

"Cresci pupazzo, cresci", di Tino Oldani - Panorama 6 agosto 1979



Una delle questioni inerenti i cartoni animati giapponesi che scandalizzò giornalisti, esperti e commentatori in generale, fu l'enorme successo economico che questi prodotti animati del Sol Levante ebbero in Italia. Qualsiasi articolo ludico fosse ispirato agli anime del primissimo boom, quindi dal 1978 al 1980, vendeva come mai prima. In particolare erano le serie trasmesse dalla Rai a sbancare il portafoglio delle famiglie italiche, grazie alla loro trasmissione di carattere nazionale, e i diritti per tutte queste serie erano in mano alla Sacis, una azienda controllata dalla Rai, e come essa di carattere pubblico.
Basti pensare che nel 1975 la Sacis incassava solo 30 milioni di LIRE dal merchandising, mentre nel 1979 arrivò a 900 milioni di lire grazie agli anime, e con Remi preventivavano già di superare tranquillamente il miliardo di lire.
Personalmente non trovo del tutto campata in aria la critica alla Sacis sul fatto che stesse "spremendo" alla grande i suoi piccoli innocenti telespettatori. Sia la Rai che la sua controllata erano aziende pubbliche, e ho letto più volte, anche in questo articolo, che la Sacis avesse nel proprio statuto(?) il divieto di sfruttare economicamente i bambini. Quindi, in pieno stile democristiano, facevano il contrario di ciò che avrebbe imposto loro una regola etica...
Quello che non torna in questa legittima critica alla Sacis è, invece, a mio giudizio, l'ipocrisia che la polemica nacque con il successo degli anime.
Infatti il primo boom di fatturato la Sacis lo ebbe grazie a Sandokan (ed anche Furia), come si può leggere pure in questo articolo, che si impennò dai 30 milioni di lire del 1975 al 500 milioni di lire del 1976!
Non ci furono, però, levate di scudo contro l'italico Sandokan, anzi, c'era grande orgoglio per un successo esportato in tutto il mondo. Quando, di contro, la Sacis riproporrà la medesima operazione di marketing con Atlas Ufo Robot, Heidi, Capitan Harlock e Remi, grandineranno critiche...
C'è da dire che l'autore di questo articolo spiega bene che la Sacis si accorse di avere tra le mani una miniera d'oro grazie a Sandokan, sono le dichiarazione degli esperti presenti nello scritto, invece, che risultano sospette: Sandokan andava bene, Heidi ed Actarus no...
Oltre alla questione inerente le polemiche economiche sugli anime, da affiancare a quelle sulla loro violenza, sull'uso del computer e chi più ne ha più ne metta, l'articolo resta interessante perché riporta numerosi dati e cifre.



martedì 23 gennaio 2018

L'arte del cosplay, estetica ed ermeneutica



TITOLO: L'arte del cosplay, estetica ed ermeneutica
AUTORE:
Vincenzo Bordoni e Domenico Felice
CASA EDITRICE: La Nicchia Edizioni
PAGINE: 55
COSTO: 9,99 €
ANNO: 2017
FORMATO: 2o cm x 12 cm 
REPERIBILITA': sul web
CODICE ISBN:
9781520942339

“Il cosplay è arte?
Sareste interessati ad una trattazione accademica su questo quesito?
Cioè, chi dovrebbe leggere questo libro, e perché?”

Queste sono le tre domande che gli autori sparano nell'introduzione.
Faccio un passo indietro.
E' facile per me pontificare su scritti altrui, dare giudizi, non avendo neppure gli strumenti culturali minimi per valutarne i contenuti. Di gente che fa il tuttologo è pieno il web... io mi sforzo di non criticare a caso, dove penso, o mi illudo, di sapere, mi permetto di esprimere una opinione, dove ho il dubbio di non conoscere l'argomento, cerco di evitare.
Quindi, chi dovrebbe leggere questo libro, e perché?
Il cosplay è arte?
Sareste interessati ad una trattazione accademica su questo quesito?
Ma soprattutto, è possibile rispondere a queste domande in 55 pagine che si leggono in 20 minuti?
Pagine che presentano uno spazio interlinea (cioè tra una riga e quella sotto) dove potrebbe essere allocata una galassia (una pagina è di 18 righe). Scritto costituito da un carattere di stampa abbastanza grande, e con larghissimo margine bianco ai bordi della pagina.
E' possibile trattare un argomento di “estetica ed ermeneutica”, come recita il sottotitolo del libro, con un numero così esiguo di parole? Non di pagine, ma proprio di parole!
Tra l'altro gli autori sono pure in due... e ben 13 pagine delle 55 totali non sono scritte!
Quindi il totale reale della pagine del libro è di 42...
Aggiungo un'altra domanda, ha senso far pagare 42 pagine, con interlinea enorme, con carattere di stampa molto grande e con molto spazio a bordo pagina, ben 10 euro? Anzi no, 9,99...
Chi dovrebbe leggere questo libro, e perché?
Non lo so.
Da notare che fino a questo momento non sono entrato nel merito nel libro, e neppure lo farò.
Mi pare che sia disponibile anche la versione ebook di questo scritto, se proprio ci tenete a leggerlo, prendete quella.
Metto una  scan di come si presenta lo scritto, per non passare da quello che vaneggia...



L'indice.